E ora il Partito della libertà e una legge elettorale MAGGIORITARIA!
Ieri le primarie del Partito Democratico al di la di ogni altro commento hanno sancito la nomina di Veltroni come futuro candidato del centro sinistra alla guida del paese, e smentito tutti quanti hanno affermato nei mesi scorsi che l'antipolitica e la disaffezione dei cittadini era dominante nel nostro paese. I cittadini non vogliono l'antipolitica, e non sono disaffezionati alla politica: sono stufi e delusi di QUESTA POLITICA, ovvero dello scippo della volontà popolare (il referendum sul maggioritario ad esempio, ma anche quello del finanziamento pubblico), di inciuci continui, trasformismi, riforme annunciate e non fatte, toni sempre più accesi senza contrapposizione vera... insomma vogliono una POLITICA con la P maiuscola, che finalmente prenda il toro per le corna e faccia quelle riforme che ormai non possono più attendere.
Veltroni, in tal senso, rappresenta questo ennesimo tentativo di svolta: è un sostenitore convinto del bipolarismo (finanche del bipartitismo), del maggioritario, del rafforzamento dei poteri del premier, della riduzione dei parlamentari, della necessità di profonde riforme costituzionali e economico-sociali senza le quali l'Italia rimarrà al palo. Personalmente sono contento (da convinto elettore di cdx) che Veltroni abbia vinto e in questa misura. Ora è il momento per fondare anche a destra un partito unico, che lo si chiami come meglio si crede (a me Partito della Libertà non fa impazzire ma piace), e si trovi un accordo in parlamento per una riforma elettorale finalmente MAGGIORITARIA (la mia preferenza sarebbe per un maggioritario secco all'inglese, ma si può ragionare anche su un doppio turno alla francese), senza quote proporzionali, scorpori e via dicendo.
Poi si vada velocemente a nuove elezioni con DUE grandi partiti a contendersi la guida del paese e due candidati premier STRA-LEGITTIMATI che una volta giunti al governo, governino per davvero senza l'interferenza continua dei partitini del 2-3-4-5 %.
Personalmente ritengo che non si debba più attendere oltre: la base, gli elettori della CDL già sono proiettati verso il partito unico. E ora che il PD è realtà consolidata, è tempo di muoversi per davvero; è tempo di dar vita al PARTITO DELLA LIBERTA'.
Veltroni, in tal senso, rappresenta questo ennesimo tentativo di svolta: è un sostenitore convinto del bipolarismo (finanche del bipartitismo), del maggioritario, del rafforzamento dei poteri del premier, della riduzione dei parlamentari, della necessità di profonde riforme costituzionali e economico-sociali senza le quali l'Italia rimarrà al palo. Personalmente sono contento (da convinto elettore di cdx) che Veltroni abbia vinto e in questa misura. Ora è il momento per fondare anche a destra un partito unico, che lo si chiami come meglio si crede (a me Partito della Libertà non fa impazzire ma piace), e si trovi un accordo in parlamento per una riforma elettorale finalmente MAGGIORITARIA (la mia preferenza sarebbe per un maggioritario secco all'inglese, ma si può ragionare anche su un doppio turno alla francese), senza quote proporzionali, scorpori e via dicendo.
Poi si vada velocemente a nuove elezioni con DUE grandi partiti a contendersi la guida del paese e due candidati premier STRA-LEGITTIMATI che una volta giunti al governo, governino per davvero senza l'interferenza continua dei partitini del 2-3-4-5 %.
Personalmente ritengo che non si debba più attendere oltre: la base, gli elettori della CDL già sono proiettati verso il partito unico. E ora che il PD è realtà consolidata, è tempo di muoversi per davvero; è tempo di dar vita al PARTITO DELLA LIBERTA'.
No, Ratzinger, il capitalismo è la soluzione, non il problema!
Ancora una volta Papa Benedetto XVI interviene a gamba tesa, scagliandosi contro il capitalismo, (come del resto aveva fatto più volte già Papa Giovanni Paolo II) e dimostrando la persistenza di quella idea di "terza via" che ha prodotto tanti fallimenti (a cominciare dal vituperato modello renano), quali l'economia sociale di mercato che non essendo né carne né pesce finisce per non risultare efficiente nel garantire la crescita, e quindi, nel dare una prospettiva e una speranza anche alle classi più deboli, che in realtà altro non è che una strizzatina d'occhio per l'economia socialista contro il mostro capitalista.
Del resto già Max Weber in "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo" aveva notato come proprio l'etica protestante (e in particolar modo il calvinismo) fosse il motore del capitalismo, vedendo nel successo lavorativo ed economico proprio un segno della grazia divina, mentre il cattolicesimo vedeva di cattivo occhio la ricchezza, il profitto, pur essendo la Chiesa di Roma infinitamente ricca e opulenta. La povertà che per il cattolico è un valore, per il protestante è una disgrazia.
Ci sono state numerose critiche alla posizione di Max Weber, con alcuni studiosi (trai quali E.Fisschoff e più recentemente Micael Novak) che sono addirittura arrivati a sostenere che il cattolicesimo non sia ostile al capitalismo, anzi sia stato un precursore dei tempi (in epoca medievale) nei comuni, e nelle cattolicissime città del sud della Spagna con la formazione e lo sviluppo del capitalismo mercantile.
In realtà è sotto gli occhi di tutti che i paesi anglosassoni (di matrice protestante) siano quelli che negli ultimi due secoli si sono sviluppati maggiormente e abbiano generato profitto e benessere per larghi strati della popolazione, mentre i paesi ad economia socialista sono crollati dimostrando il totale fallimento della dottrina economica, e i paesi ad "economia sociale di mercato" pur "galleggiando" si trovano oggi in forte crisi (lo dimostra la scarsa crescita economica e il problema ormai non più procrastinabile dell'esplosione della spesa sociale).
Dunque pur con tutti i suoi difetti e le possibili migliorie il modello capitalistico resta il modello vincente e scagliarsi contro di esso è immorale e controproducente.
La Chiesa può avere le sue idee in merito, ma non è utile a nessuno tuonare contro la ricchezza e il profitto, riproponendo la logica perversa secondo cui la ricchezza sarebbe il male e la povertà il bene. Tanto più che la Chiesa stessa è una delle istituzioni più ricche del mondo!
Il denaro dunque come "sterco del demonio"? Ancora qui siamo?
No, il capitalismo avrà i suoi difetti, ma scagliarsi contro il profitto, l'etica del lavoro e della responsabilità, veri motori dell'economia capitalista, e' un errore grande come una casa, e poiché lo dice il Papa, non sarà scevro di conseguenze nefaste. Non stupiamoci poi se la Chiesa Cattolica ha sempre meno seguito mentre le chiese protestanti crescono a vista d'occhio: è la diretta conseguenza anche di una visione sociale ed economica, non più sostenibile.
Del resto già Max Weber in "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo" aveva notato come proprio l'etica protestante (e in particolar modo il calvinismo) fosse il motore del capitalismo, vedendo nel successo lavorativo ed economico proprio un segno della grazia divina, mentre il cattolicesimo vedeva di cattivo occhio la ricchezza, il profitto, pur essendo la Chiesa di Roma infinitamente ricca e opulenta. La povertà che per il cattolico è un valore, per il protestante è una disgrazia.
Ci sono state numerose critiche alla posizione di Max Weber, con alcuni studiosi (trai quali E.Fisschoff e più recentemente Micael Novak) che sono addirittura arrivati a sostenere che il cattolicesimo non sia ostile al capitalismo, anzi sia stato un precursore dei tempi (in epoca medievale) nei comuni, e nelle cattolicissime città del sud della Spagna con la formazione e lo sviluppo del capitalismo mercantile.
In realtà è sotto gli occhi di tutti che i paesi anglosassoni (di matrice protestante) siano quelli che negli ultimi due secoli si sono sviluppati maggiormente e abbiano generato profitto e benessere per larghi strati della popolazione, mentre i paesi ad economia socialista sono crollati dimostrando il totale fallimento della dottrina economica, e i paesi ad "economia sociale di mercato" pur "galleggiando" si trovano oggi in forte crisi (lo dimostra la scarsa crescita economica e il problema ormai non più procrastinabile dell'esplosione della spesa sociale).
Dunque pur con tutti i suoi difetti e le possibili migliorie il modello capitalistico resta il modello vincente e scagliarsi contro di esso è immorale e controproducente.
La Chiesa può avere le sue idee in merito, ma non è utile a nessuno tuonare contro la ricchezza e il profitto, riproponendo la logica perversa secondo cui la ricchezza sarebbe il male e la povertà il bene. Tanto più che la Chiesa stessa è una delle istituzioni più ricche del mondo!
Il denaro dunque come "sterco del demonio"? Ancora qui siamo?
No, il capitalismo avrà i suoi difetti, ma scagliarsi contro il profitto, l'etica del lavoro e della responsabilità, veri motori dell'economia capitalista, e' un errore grande come una casa, e poiché lo dice il Papa, non sarà scevro di conseguenze nefaste. Non stupiamoci poi se la Chiesa Cattolica ha sempre meno seguito mentre le chiese protestanti crescono a vista d'occhio: è la diretta conseguenza anche di una visione sociale ed economica, non più sostenibile.
Quale futuro per il centrodestra?
Un'anno di governo Prodi è passato, i consensi sono sempre più bassi, le ultime elezioni amministrative hanno dato una grande vittoria ai partiti della CDL soprattutto al Nord e lasciando i partiti del centro sinistra al minimo storico sia nel nord est che nel nord ovest. E questo conferma quanto detto più volte: il cosiddetto "Asse del Nord" lamentato da Casini-Follini e dalla parte più "sociale" di AN (Alemanno, Storace...) al quale venne imputata (sbagliando) la battuta di arresto delle Europee e che fu una delle cause principali della defenestrazione di Tremonti, era è e sarà, al contrario, sempre determinante per la CDL.
Il nord ha scelto da tempo da che parte stare, e paradossalmente per una buona parte di cittadini del nord la politica della CDL è fin troppo "moderata", poco incisiva sulla riduzione delle tasse, della burocrazia, del numero dei dipendenti pubblici, sul federalismo fiscale...
Insomma il centro destra ha una concreta prospettiva di tornare al governo del paese (sarà tra 6 mesi, un anno, due anni...), ma stavolta non potrà fallire l'obiettivo primario che appare chiaro come il sole: tagliare drasticamente le tasse, la spesa pubblica e il debito.
Il bel pamphlet di Oscar Giannino Contro le tasse indica magistralmente la strada da percorrere: la questione fiscale è il problema, il consenso si gioca tutto qui. Berlusconi le elezioni le ha perse perché non ha tagliato abbastanza le tasse, non per altri motivi.
Con buona pace di Casini, (del traditore Follini che addirittura entra nel Partito Democratico, a riprova della felice intuizione che avemmo nel 2004 criticandolo aspramente) e della destra sociale, il nodo cruciale non è l'assistenzialismo, non è il sud, non è il pubblico impiego: il nodo è la questione settentrionale, quel nord che ha dato una grande apertura di credito alla CDL ma che non sarà sempre "attendista".
Stavolta o si incassa il federalismo fiscale e un drastico taglio delle imposte, oppure sarà sciopero fiscale, proprio come fecero le colonie americane contro l'Inghilterra all'epoca della Rivoluzione Americana che portò alla nascita degli Stati Uniti d'America. E scusate se è poco.
I leader della CDL sono avvisati: tempo per prepararsi c'é, ma non si può fallire.
Il nord ha scelto da tempo da che parte stare, e paradossalmente per una buona parte di cittadini del nord la politica della CDL è fin troppo "moderata", poco incisiva sulla riduzione delle tasse, della burocrazia, del numero dei dipendenti pubblici, sul federalismo fiscale...
Insomma il centro destra ha una concreta prospettiva di tornare al governo del paese (sarà tra 6 mesi, un anno, due anni...), ma stavolta non potrà fallire l'obiettivo primario che appare chiaro come il sole: tagliare drasticamente le tasse, la spesa pubblica e il debito.
Il bel pamphlet di Oscar Giannino Contro le tasse indica magistralmente la strada da percorrere: la questione fiscale è il problema, il consenso si gioca tutto qui. Berlusconi le elezioni le ha perse perché non ha tagliato abbastanza le tasse, non per altri motivi.
Con buona pace di Casini, (del traditore Follini che addirittura entra nel Partito Democratico, a riprova della felice intuizione che avemmo nel 2004 criticandolo aspramente) e della destra sociale, il nodo cruciale non è l'assistenzialismo, non è il sud, non è il pubblico impiego: il nodo è la questione settentrionale, quel nord che ha dato una grande apertura di credito alla CDL ma che non sarà sempre "attendista".
Stavolta o si incassa il federalismo fiscale e un drastico taglio delle imposte, oppure sarà sciopero fiscale, proprio come fecero le colonie americane contro l'Inghilterra all'epoca della Rivoluzione Americana che portò alla nascita degli Stati Uniti d'America. E scusate se è poco.
I leader della CDL sono avvisati: tempo per prepararsi c'é, ma non si può fallire.
Io sto con il generale Speciale
Quello che è accaduto ieri in Consiglio dei Ministri è stato assolutamente scandaloso. Un vero e proprio colpo di mano. Visco ha rimesso la delega (e di fatto si è dichiarato colpevole), e hanno destituito il Generale Speciale, reo soltanto di aver fatto il suo dovere.
E' un comportamento degno di una qualsiasi repubblica delle banane, non della Repubblica Italiana.
Io, sto con il Generale Speciale, e sono fiero che esistano uomini con il suo senso del dovere e dell'onore!
Esprimo la mia vicinanza a tutto il corpo della Guardia di Finanza, e ancora una volta invito tutti a mbilitarsi per mandare a casa questo "s-governo".
E' un comportamento degno di una qualsiasi repubblica delle banane, non della Repubblica Italiana.
Io, sto con il Generale Speciale, e sono fiero che esistano uomini con il suo senso del dovere e dell'onore!
Esprimo la mia vicinanza a tutto il corpo della Guardia di Finanza, e ancora una volta invito tutti a mbilitarsi per mandare a casa questo "s-governo".
Follini: trasformista? No TRADITORE!
Lo avevo più volte sottolineato già durante il governo Berlusconi: Follini e l'UDC avevano remato contro per cinque anni, e con la "trovata" della discontinuità contribuito fortemente alla sconfitta della CDL. Ora i nodi vengono al pettine: Follini appoggiando il governo Prodi, getta la maschera una volta per tutte. C'é chi lo bolla di trasformismo, nel più classico stile italiano, chi va oltre definendolo un voltagabbana... io lo ritengo un Traditore! E si badi bene, non tanto perché abbia cambiato idea (anche se mio parere la sua idea è sempre stata antitetica alla CDL), quanto piuttosto perché ad aprile 2006 si è candidato con il centro destra, è stato eletto senatore con il centro destra e ora non cambia sponda alla luce del sole (ovvero presentandosi agli elettori con il centro sinistra) ma passa dall'altra parte tenendosi il seggio, e questo dalle mie parti si chiama tradimento.
Del resto che cosa si può mai attendersi da un democristiano, per giunta moroteo, un comportamento lineare? Suvvia, Moro fu pur sempre il teorico delle Convergenze Parallele, ovvero il contrario della linearità.
Follini è coerente con la sua storia politica, così come lo sono i vari Casini, Buttiglione, D'Onofrio... e finanche Mastella che, dopo essere stato eletto con il centro destra nel 1996, passò con il centro sinistra nel 1998, e tuttora fa parte del governo Prodi.
Insomma democristiani si nasce, democristiani si muore. Coerenti fino in fondo con la politica dei due forni di democristiana memoria, i vari DC di destra e di sinistra "tramano" per ricostituire la Balena Bianca, forse non oggi, non domani, ma dopodomani chissà. Nulla di nuovo sotto il sole. Sono gli altri (la CDL ad esempio, ma anche la sinistra) a non avrlo ancora capito fino in fondo.
Una domanda però è lecita: che cosa dovrà mai succedere ancora perchè si comprenda che il Grande Centro è un incubo sempre più REALE?
Ora la parola al senato, per il voto di fiducia. Poi se Prodi continuerà a governare, c'è solo una cosa da fare: una legge elettorale finalmente pienamente maggioritaria che avrebbe tre grandi vantaggi: garantirebbe governabilità, taglierebbe le estreme ma soprattutto metterebbe Casini, Follini e compagni fuori gioco definitivamente. E allora: addio, Balena Bianca.
Del resto che cosa si può mai attendersi da un democristiano, per giunta moroteo, un comportamento lineare? Suvvia, Moro fu pur sempre il teorico delle Convergenze Parallele, ovvero il contrario della linearità.
Follini è coerente con la sua storia politica, così come lo sono i vari Casini, Buttiglione, D'Onofrio... e finanche Mastella che, dopo essere stato eletto con il centro destra nel 1996, passò con il centro sinistra nel 1998, e tuttora fa parte del governo Prodi.
Insomma democristiani si nasce, democristiani si muore. Coerenti fino in fondo con la politica dei due forni di democristiana memoria, i vari DC di destra e di sinistra "tramano" per ricostituire la Balena Bianca, forse non oggi, non domani, ma dopodomani chissà. Nulla di nuovo sotto il sole. Sono gli altri (la CDL ad esempio, ma anche la sinistra) a non avrlo ancora capito fino in fondo.
Una domanda però è lecita: che cosa dovrà mai succedere ancora perchè si comprenda che il Grande Centro è un incubo sempre più REALE?
Ora la parola al senato, per il voto di fiducia. Poi se Prodi continuerà a governare, c'è solo una cosa da fare: una legge elettorale finalmente pienamente maggioritaria che avrebbe tre grandi vantaggi: garantirebbe governabilità, taglierebbe le estreme ma soprattutto metterebbe Casini, Follini e compagni fuori gioco definitivamente. E allora: addio, Balena Bianca.
E' maturo il tempo per il partito unico: ora bisogna farlo per davvero!
Dopo il successo straordinario della manifestazione di Sabato 2 Novembre a Roma, contro la finanziaria, faccio alcune considerazioni che mi sembrano importanti.
Prima di tutto gli interventi di Berlusconi e di Fini mi sembra non lascino adito a dubbi: il partito unico del centro destra, che lo si chiami partito della libertà, o altro, è di fatto una realtà, perlomeno politicamente parlando, e francamente mi pare una cosa assolutamente positiva.
L'UDC finalmente ha gettato la maschera anche nei fatti, e spero proprio che stavolta non ci sia qualcuno nel centro destra che si lasci "abbindolare" dai democristiani, e dimostrato che la discontinuità e il problema della leadership posti da Follini il quale a dispetto delle dimissioni dal partito (ma da bravo italiano non dal seggio senatoriale!) risulta il vero vincitore, erano come avevo notato in un mio post precedente, un espediente in politichese per lavorare alla costruzione di un'alternativa moderata di centro, che altro non è se non una NUOVA DC.
La novità è che adesso questa alternativa diventa reale, e il Centro Destra deve prenderne atto concretamente mettendo Casini e i suoi fuori dalla CDL e accelerando la costituzione anche formale del Partito Unico. Solo così (ritornando almeno in parte allo spirito del 1994), certificando de facto una situazione che data fin dalla defenestrazione di Tremonti (come aveva scritto sapientemente Vittorio Feltri su Libero), si potrà sfruttare al massimo l'abbrivo della manifestazione di Roma e far capire al popolo del Centro Destra che il progetto politico è lontano da derive neo-centriste. Un ruolo cruciale lo dovrà giocare oltre a Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, che mi sembra abbia ben compreso la necessità di una destra moderna e liberale in Italia e in Europa, avvicinando il nostro paese proprio a quella realtà Anglosassone, dove la destra non è mai statalista e sociale, ma piuttosto liberista e liberale.
I presupposti ci sono tutti, ora tocca a noi, elettori, simpatizzanti, iscritti: dobbiamo lavorare fin da subito per il partito unico del Centro Destra, e per ritornare in tempi brevi (e a quanto si è visto Sabato a Roma sono già maturi) a governare l'Italia per modernizzarla, riformarla... insomma per finire il lavoro dei passati 5 anni, magari con un Follini e un Casini di meno, e qualche liberale di più.
Prima di tutto gli interventi di Berlusconi e di Fini mi sembra non lascino adito a dubbi: il partito unico del centro destra, che lo si chiami partito della libertà, o altro, è di fatto una realtà, perlomeno politicamente parlando, e francamente mi pare una cosa assolutamente positiva.
L'UDC finalmente ha gettato la maschera anche nei fatti, e spero proprio che stavolta non ci sia qualcuno nel centro destra che si lasci "abbindolare" dai democristiani, e dimostrato che la discontinuità e il problema della leadership posti da Follini il quale a dispetto delle dimissioni dal partito (ma da bravo italiano non dal seggio senatoriale!) risulta il vero vincitore, erano come avevo notato in un mio post precedente, un espediente in politichese per lavorare alla costruzione di un'alternativa moderata di centro, che altro non è se non una NUOVA DC.
La novità è che adesso questa alternativa diventa reale, e il Centro Destra deve prenderne atto concretamente mettendo Casini e i suoi fuori dalla CDL e accelerando la costituzione anche formale del Partito Unico. Solo così (ritornando almeno in parte allo spirito del 1994), certificando de facto una situazione che data fin dalla defenestrazione di Tremonti (come aveva scritto sapientemente Vittorio Feltri su Libero), si potrà sfruttare al massimo l'abbrivo della manifestazione di Roma e far capire al popolo del Centro Destra che il progetto politico è lontano da derive neo-centriste. Un ruolo cruciale lo dovrà giocare oltre a Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, che mi sembra abbia ben compreso la necessità di una destra moderna e liberale in Italia e in Europa, avvicinando il nostro paese proprio a quella realtà Anglosassone, dove la destra non è mai statalista e sociale, ma piuttosto liberista e liberale.
I presupposti ci sono tutti, ora tocca a noi, elettori, simpatizzanti, iscritti: dobbiamo lavorare fin da subito per il partito unico del Centro Destra, e per ritornare in tempi brevi (e a quanto si è visto Sabato a Roma sono già maturi) a governare l'Italia per modernizzarla, riformarla... insomma per finire il lavoro dei passati 5 anni, magari con un Follini e un Casini di meno, e qualche liberale di più.
Qualcuno scriva i discorsi al Papa... per favore!
Non pago di aver detto che “La vera minaccia per la loro identità, i popoli dell’Asia e dell’Africa non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto di libertà e l’utilità a supremo criterio morale”, dando così, a detta di alcuni, un'ulteriore "giustificazione" (seppur involontaria) agli islamici che appoggiano la "guerra all'occidente e ai suoi (dis)valori", nel corso della Lectio Magistralis all'Università di Regensburg ha dichiarato che "La guerra santa è contro Dio e l'Islam fondamentalista contraddice il profeta Maometto", arrogandosi il diritto di dare una corretta interpretazione del Corano e della definizione stessa di guerra santa, (accusando implicitamente di scorretta interpretazione gli islamici radicali).
Ovviamente sono piovute in ogni angolo del mondo islamico critiche spaventose, tra le quali spiccano quelle di Ali Bardakoglu, presidente degli Affari religiosi della Turchia che chiede addirittura che "...il Papa ritiri le sue parole e chieda scusa all'islam", aggiungendo che "Se un uomo di religione o uno scienziato critica la storia di una religione o i membri di quella religione, possiamo discuterne. Ma quando si mette lingua sulle cose sacre, sul Libro sacro e sul suo Profeta, questo è segno di arroganza, di ostilità e dà luogo a una maldicenza che attizza la lotta di religione".
Questo è tanto più grave se si pensa che la Turchia è l'unico stato islamico in cui c'é la separazone tra stato e religione e che in questo ultimo periodo da più parti della società di quel paese si preme per una re-islamizzazione.
Insomma due interventi (in parte forse enfatizzati e finanche fraintesi nel loro vero significato) che provocheranno reazioni a catena nel mondo musulmano e che verranno strumentalizzate per sostenere la guerra all'occidente (se mai ce ne fosse bisogno...).
Il momento storico che stiamo vivendo è grave, e sicuramente il Papa non ha intenzionalmente (almeno voglio sperarlo) inteso "provocare" gli islamici, ma vista la Sua posizione e la Sua autorevolezza, sarebbe meglio che qualcuno gli scrivesse i discorsi, preoccupandosi di "limare" o perlomeno "limitare" ogni riferimento, seppur vago, a tematiche che possano anche lontanamente essere associate allo scontro di civiltà o a delegittimare agli occhi degli islamici la laicità dello stato rendendosi così, (sempre involontariamente) complice del sostegno alle pressioni islamiche per l'applicazione della sharia in occidente. Ne va del nostro futuro, e della nostra vita.
Ovviamente sono piovute in ogni angolo del mondo islamico critiche spaventose, tra le quali spiccano quelle di Ali Bardakoglu, presidente degli Affari religiosi della Turchia che chiede addirittura che "...il Papa ritiri le sue parole e chieda scusa all'islam", aggiungendo che "Se un uomo di religione o uno scienziato critica la storia di una religione o i membri di quella religione, possiamo discuterne. Ma quando si mette lingua sulle cose sacre, sul Libro sacro e sul suo Profeta, questo è segno di arroganza, di ostilità e dà luogo a una maldicenza che attizza la lotta di religione".
Questo è tanto più grave se si pensa che la Turchia è l'unico stato islamico in cui c'é la separazone tra stato e religione e che in questo ultimo periodo da più parti della società di quel paese si preme per una re-islamizzazione.
Insomma due interventi (in parte forse enfatizzati e finanche fraintesi nel loro vero significato) che provocheranno reazioni a catena nel mondo musulmano e che verranno strumentalizzate per sostenere la guerra all'occidente (se mai ce ne fosse bisogno...).
Il momento storico che stiamo vivendo è grave, e sicuramente il Papa non ha intenzionalmente (almeno voglio sperarlo) inteso "provocare" gli islamici, ma vista la Sua posizione e la Sua autorevolezza, sarebbe meglio che qualcuno gli scrivesse i discorsi, preoccupandosi di "limare" o perlomeno "limitare" ogni riferimento, seppur vago, a tematiche che possano anche lontanamente essere associate allo scontro di civiltà o a delegittimare agli occhi degli islamici la laicità dello stato rendendosi così, (sempre involontariamente) complice del sostegno alle pressioni islamiche per l'applicazione della sharia in occidente. Ne va del nostro futuro, e della nostra vita.
Follini: "Se l'Udc dichiarerà la fine della Cdl, sarò con l'Udc; se l'Udc resterà nella Cdl, potrà farlo anche senza di me"
4 luglio 2004. Su Repubblica esce un articolo che cita testualmente le parole utilizzate da Giulio Tremonti mentre sta rassegnando le dimissioni da ministro dell'economia a Silvio Berlusconi:"Lo sai vero che non ti faranno più abbassare le tasse?", gli ha detto Tremonti, "io ho sempre tenuto la spesa a freno per riuscire ad abbassarle, ora eravamo al punto giusto, e non me l'hanno lasciato fare. Lascia stare la scossa all'economia, la crescita. E' non tagliare le tasse, dal punto di vista elettorale, quel che è demenziale". "No, Giulio lo farò", gli ha risposto Berlusconi, "lo farò perché ci ho messo la faccia". Tremonti ha scosso la testa, ha allargato le braccia. E' finita così.
E' finita davvero così. Berlusconi non è riuscito a tagliare le tasse, non è riuscito a tagliare la spesa, e alla fine ha perso pure le elezioni del 2006 (per pochi voti, ma le ha perse).
Personalmente ho sempre riconosciuto un colpevole principale dei tutte queste vicende (con parecchi comprimari): Marco Follini, all'epoca segretario UDC.
Nei giorni successivi furono in molti ad evocare "manovre in atto per sparigliare le carte e creare un grande centro" (tema che fu il leit-motiv di un'intera estate).
Bene, ora Follini (che tanto aveva già fatto e delle intenzioni del quale non avevo dubbi) ha finalmente dichiarato pubblicamente la sua "linea politica" che suona come un'ultimatum: non più una "forte discontinuità" come nel 2004, o un cambio di leadership come nel 2006: ora siamo alla "FINE DELLA CDL".
Ora, chiunque, dirigente, militante, elettore, parlamentare, ex ministro che faccia parte della CDL dovrebbe aprire un tavolo di verifica dal quale non ci si alzi prima di aver chiarito una volta per tutte (e senza rinviii) chi sta dentro e chi sta fuori dalla CDL.
I primi mesi del governo Prodi sono stati un disastro e la finanziaria si annuncia ancora peggio. In politica estera poi non ne parliamo, la formula d'alemiana dell'equivicinanza evoca scenari trasformisti e opportunisti degni del miglior Moro e di Andreotti.
L'opposizione non deve fare sconti e anzi deve dare battaglia su ogni singolo provvedimento senza lo sppauracchio di "cosa faranno i centristi: la stampella a Prodi, l'appoggio esterno al governo..."?
Si decida una volta per tutte la linea politica da tenere, senza indugio: si definisca chi è il leader, chi sono i dirigenti, che tipo di comunicazione fare verso il proprio elettorato e verso il paese.
Se così sarà, recuperando lo spirito del 1994, forse ritornare a vincere in tempi brevi sarà possibile; altrimenti avremo un solo futuro: moriremo Democristiani, e questo, francamente io, ma credo la maggioranza degli elettori della CDL, non lo auspica davvero. Ormai non c'è più tempo da spendere, ne abbiamo già perso troppo, e nel frattempo abbiamo anche perso le elezioni.
E' finita davvero così. Berlusconi non è riuscito a tagliare le tasse, non è riuscito a tagliare la spesa, e alla fine ha perso pure le elezioni del 2006 (per pochi voti, ma le ha perse).
Personalmente ho sempre riconosciuto un colpevole principale dei tutte queste vicende (con parecchi comprimari): Marco Follini, all'epoca segretario UDC.
Nei giorni successivi furono in molti ad evocare "manovre in atto per sparigliare le carte e creare un grande centro" (tema che fu il leit-motiv di un'intera estate).
Bene, ora Follini (che tanto aveva già fatto e delle intenzioni del quale non avevo dubbi) ha finalmente dichiarato pubblicamente la sua "linea politica" che suona come un'ultimatum: non più una "forte discontinuità" come nel 2004, o un cambio di leadership come nel 2006: ora siamo alla "FINE DELLA CDL".
Ora, chiunque, dirigente, militante, elettore, parlamentare, ex ministro che faccia parte della CDL dovrebbe aprire un tavolo di verifica dal quale non ci si alzi prima di aver chiarito una volta per tutte (e senza rinviii) chi sta dentro e chi sta fuori dalla CDL.
I primi mesi del governo Prodi sono stati un disastro e la finanziaria si annuncia ancora peggio. In politica estera poi non ne parliamo, la formula d'alemiana dell'equivicinanza evoca scenari trasformisti e opportunisti degni del miglior Moro e di Andreotti.
L'opposizione non deve fare sconti e anzi deve dare battaglia su ogni singolo provvedimento senza lo sppauracchio di "cosa faranno i centristi: la stampella a Prodi, l'appoggio esterno al governo..."?
Si decida una volta per tutte la linea politica da tenere, senza indugio: si definisca chi è il leader, chi sono i dirigenti, che tipo di comunicazione fare verso il proprio elettorato e verso il paese.
Se così sarà, recuperando lo spirito del 1994, forse ritornare a vincere in tempi brevi sarà possibile; altrimenti avremo un solo futuro: moriremo Democristiani, e questo, francamente io, ma credo la maggioranza degli elettori della CDL, non lo auspica davvero. Ormai non c'è più tempo da spendere, ne abbiamo già perso troppo, e nel frattempo abbiamo anche perso le elezioni.
«Voltaire, aiutaci, sono diventati matti!»

Che nel 2006, nella LAICA Europa si metta in dubbio la libertà di stampa solo perché migliaia di fanatici fondamentalisti islamici protestano è semplicemente inaudito!
Che i governi dei paesi occidentali facciano a gara a chi solidarizza maggiormente con i "poveri "musulmani è sconcertante!
Che autorevoli commentatori, eminenti esponenti religiosi ebrei e cristiani, perfino i vescovi europei condannino le vignette invece delle reazioni degli islamici è sconvolgente!
Non entro nel merito della legittimità o meno della rappresentazione di Maometto per la religione islamica, non ne ho la competenza. Mi limito a sottolineare che la limitazione della libertà di stampa è il segno distintivo di tutte le dittature, di tutti i totalitarismi, non importa se di destra, di sinistra, teocratici, tirannici... La censura è propria di tutti i regimi illiberali e anti-democratici.
Chi oggi non è pronto a difendere la libertà di espressione a qualsiasi costo, non si lamenti domani quando LA LIBERTA' non esisterà più del tutto.
E' in gioco il nostro futuro, la nostra stessa vita, non comprenderlo sarebbe un errore imperdonabile.
A Monaco nel 1938 le democrazie occidentali cedettero ai voleri di Hitler per "limitare" i danni e "mantenere la pace in Europa e nel Mondo"... il risultato fu la Seconda Guerra Mondiale e l'Olocausto. Proprio quell'Olocausto che il presidente iraniano Ahmadinejab oggi nega sia mai esistito.
Saremo capaci oggi di opporci con fermezza ai nuovi "voleri" anti-liberali degli islamici?
Oggi siamo tutti Danesi, oggi dovremmo tutti esporre la bandiera danese alle finestre; quella stessa bandiera danese che in Medio Oriente, in Pakistan, in Indonesia bruciano e calpestano.
Contro l'odio non ci può essere nessuna pietà! Contro l'intolleranza non ci può essere nessun cedimento! Contro il deliberato attacco alla nostra libertà non possiamo rimanere inermi e in silenzio.
L'assassinio di Pym Fortuyn, l'omicidio di Theo Van Gogh, la strage di Madrid, la strage di Londra, dunque non hanno scosso a sufficienza le nostre menti? Siamo ancora convinti di poter concedere all'infinito spazi di sovranità a chi non vuole dialogare con noi, ma soltanto sottometterci?
Certo, l'attacco alla libertà di stampa di questi giorni non ha provocato morti... ma è altrettanto pericoloso. Cedere oggi, su questo, sarebbe la fine.
Tremonti e Fazio: Vincitori e vinti

Immagine presa da DAW
Finalmente, dopo mesi, Antonio Fazio si è dimesso, lasciando il "fortino" di via Nazionale, e segnando la fine di un periodo durissimo, che ha seriamente danneggiato la credibilità finanziaria italiana. Tanto è stato scritto, tanto è stato detto. Molti, che hanno appoggiato Fazio fino all'ultimo, poi lo hanno scaricato; a detta di Ivo Tarolli dell'UDC (forse il più fazista dei fazisti) "Fazio è stato tradito" (addirittura! n.d.r.).
L'analisi più lucida che mi è capitato di leggere è quella di freedomland di cui riporto i passi più significativi e che condivido in pieno:
Sempre Panorama, al tempo della querelle Fazio-Tremonti, pubblicava i nomi dei politici schierati con l’uno e con l’altro. Tra i fazisti troviamo:
Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta, Gianfranco Fini, Marco Follini, Pier Ferdinando Casini, Rocco Buttiglione, Gianni Alemanno, Mario Baldassarri, Enzo Ghigo, Francesco Storace, Vincenzo Visco, Pierluigi Bersani, Antonio Marzano, Gianni Letta, Luigi Grillo
Chi per un motivo, chi per l’altro, queste sono tutte persone che si spesero in prima persona per la cacciata di Tremonti, dietro il paravento della richiesta (falsa) di “più collegialità” e l’accusa di “conti truccati”.
Poco dopo le dimissioni di Tremonti, il superministro disse
“parlerò quando sarà il momento, quando sarà tutto finito, per ora ho solo grosse amnesie ed è meglio così”.
Beh, i fatti gli hanno dato ragione. E io sono felice che sia andata così.
Una sola notazione a margine: tutti coloro che hanno sostenuto Fazio, dovrebbero avere il "pudore" istituzionale di farsi da parte (nei paesi anglosassoni sarebbe naturale), ma sono sicuro che tutti resteranno al loro posto senza conseguenze; e anzi si smarcheranno abilmente come ha già fatto l'Opus Dei che sul Corriere della Sera del 19 dicembre scorso si è affrettata a dichiarare che Fazio non è "mai stato dei nostri" (sic!).
tomcat72





